I FILOSOFI
LA RESPONSABILITA' NELL'ERA DELLA TECNICA e LA NECESSITA' DI
COMPRENDERE LA TECNICA
Nel corso degli anni sessanta del
Novecento,la cultura tedesca manifestò interesse per la "filosofia
pratica",quell'orizzonte di pensiero che, pur nella varietà delle posizioni,
mostra quale elemento centrale l'attenzione per la dimensione dell'agire
concreto degli uomini e per il tipo di razionalità che lo governa. Fra questi
nuovi filosofi vi è
Hans Jonas,autore di una serie di importanti studi
che sviluppano in una prospettiva etica il tema del ruolo della tecnica nella
vita dell'uomo occidentale contemporaneo.
Egli ritiene che la tecnica
moderna non sia più la tecknè degli antichi. L'agire tecnico deve essere
accompagnato da un'etica che non può più essere tradizionale. Essa possedeva
secondo Jonas, tre caratteristiche essenziali:era antropocentrica,si basava
sulla concezione stabile e immutabile della condizione umana, e si preoccupava
in modo quasi esclusivo delle conseguenze immediate dell'azione.
L'era
della tecnica mette chiaramente in evidenza che il potere esercitato sulla
natura può produrre danni incalcolabili alla biosfera e alle sue parti, danni
che prima o poi si riflettono anche sulla gente stessa. Subire un danno,essere
passivi di fronte al potere altrui, sopratutto quando tale potere venga
esercitato in modo indiscriminato al di fuori di ogni controllo, rende
inevitabilmente titolari di un diritto di giustizia sopratutto quando viene
diminuita la propria capacità di vita e di sviluppo. E' necessario andare al di
là di un'etica meramente simmetrica e assumere un'etica della responsabilità, in
cui l'uomo è chiamato a rispondere moralmente delle proprie scelte, anche nei
confronti di chi non può far valere le sue richieste. Infatti Jonas ritiene che
ogni essere vivente è fine a se stesso e non ha bisogno di una giustificazione
ulteriore. Da questo punto di vista, l'uomo non è superiore agli altri esseri
viventi ma ha una particolarità: quella di "poter essere soltanto lui
responsabili anche per loro, ossia per la salvaguardia del loro essere fini a se
stessi".
"...la terra vergine nella prassi collettiva, in cui ci siamo addentrati
con l'alta tecnologia,è per la teoria etica ancora terra di nessuno. In questo
suo balenarci incontro dal futuro,nella prefigurazione delle sue estensioni
planetarie, e delle sue durevoli conseguenze sull'uomo, è possibile scoprire
alfine i principi etici da cui sono desumibili i nuovi doveri del nuovo potere.
Definisco ciò "euristica della paura". Soltanto il previsto stravolgimento
dell'uomo ci aiuta a cogliere il concetto di umanità che va preservato da quel
pericolo. Poiché qui non si tratta soltanto del destino umano, ma anche
dell'immagine dell'uomo, non soltanto di sopravvivenza fisica, ma anche di
integrità dell'essere, l'etica che ha la funzione di salvaguardarle entrambe
deve essere, aldilà della dimensione della prudenza, il rispetto.
Nell'incertezza,l'euristica della paura ci deve spingere a privilegiare la
previsione cattiva rispetto a quella buona, ad ottenere con la forza ciò che la
ragione non ha ottenuto..."
H. Jonas, Prefazione a Il principio di responsabilità. Un'etica per la civiltà tecnologica, a cura di P.P. Portinaro, Einaudi, Torino, 1990
Progetto Comenius - Liceo Classico-Scientifico "L.Ariosto- L.Spallanzani" -
A.S. 2004/05