Il commercio, ridottosi notevolmente durante la travagliata fine del mondo romano, riprende a svilupparsi durante il periodo Carolingio. [1930, Alfons Dopsch] Per cui, accanto ad una economia domestica in linea di massima autosufficiente, fa riscontro un commercio di prodotti di lusso per via mare sulle grandi distanze. Il verificarsi di questo fenomeno (commercio di beni di lusso) e il modo in cui si attua (per via mare) dipendono da:
La mancanza di una efficiente ed estesa rete viaria di terra e il basso livello tecnico dei trasporti per via carro, rendono in generale più adatti (maggiore carico, maggiore velocità) e quindi più utilizzati i mezzi per via mare.
Questo commercio marittimo ha i suoi punti di massima concentrazione nelle località portuali collegate con l'interno da una fitta rete fluviale. Abbiamo allora:
Questo traffico, per il modo in cui è condotto, in alcuni casi a metà strada fra il saccheggio e la truffa, contiene in sé effetti di disequilibrio economico macro-territoriale che denotano contrasti coinvolgenti il rapporto città-campagna. Costantinopoli, ad esempio, sopravvive alla decadenza di Roma in quanto riesce a monopolizzare lo smistamento verso l'occidente di merci di lusso. Infatti tali merci, prodotte nel Malabar (India), nelle Molucche, nelle isole della Sonda e in luoghi ancor più remoti, vengono prelevate, con scambi ineguali, esclusivamente da Costantinopoli (si fa divieto ai mercanti occidentali di rifornirsi direttamente sui luoghi di produzione) [1928-1929, Joseph M. Kulischer] e convogliate sul mercato per essere vendute con la mediazione del fisco imperiale che ricava da ciò introiti considerevoli (tasse sul commercio interno e sulle esportazioni). Questo assoggettamento del produttore al mediatore (Costantinopoli) che altro non è se non sfruttamento delle campagne da parte della città, si ripropone in Occidente in quanto i mercanti, nella vendita dei prodotti, scremano ricchezze enormi provenienti dal ceto signorile ma estorte, in definitiva, al ceto dipendente. Il mercante dunque si conquista una posizione di ricchezza attraverso il depauperamento indiretto del ceto produttore (contadini e artigiani).
IL SALE. Indispensabile alla cucina,richiesto per la conservazione del pesce di cui si faceva largo uso era anche mezzo di imposizione dei pubblici poteri. Venezia,che pure ne traeva molto dalle sue lagune, monopolizzò il sale di Cipro,quello della Sardegna,della Sicilia,delle Baleari,dell'Africa del nord.
IL VINO. Si esportava da alcune zone della Grecia,di Rodi,di Cipro, e in maggior quantità dalla Francia(ben 850000 ettolitri nel 12 secolo).
IL GRANO. La cui produzione,rilevante nelle Puglie,in Sicilia,nella Dalmazia e in alcune zone del mar Nero,lo portò ad essere il materiale più trafficato di tutto il medioevo,tanto da formare la 'via del grano' che toccava tutti i porti occidentali e orientali.
LA LANA. La maggior parte delle imbarcazioni che dal secolo dodicesimo partivano dai porti della Bretagna avevano nella stiva i velli delle numerose mandrie che pascolavano nei manors dei signori.Questi velli arrivavano prima in Venezia dove 300 bottegai la lavoravano e successivamente andavano in tutto il mondo conosciuto.
IL COTONE. Il cotone si produceva in molte località.Il più scadente era quello di Sicilia,il migliore quello prodotto nella Siria. Cosi' i mercanti genovesi e veneziani andavano a cercarlo fuori della cristianità.
GLI SCHIAVI. Nella cornice della morale cristiana,agente di trasformazione della schiavitù pur senza il proposito di sopprimerla;gli schiavi si vedono in movimento dall'Europa centrale alla penisola Iberica,dalle coste dell'Asia minore a quelle Africane,mutando i soggetti e cambiando le direzioni in rapporto con le vicende politiche.Erano richiesti prevalentemente per uso domestico o agricolo.