Il ritorno di Don Camillo

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- Regia: Julien Duvivier
- Produttore: Giuseppe Amato
- Fotografia: Anchise Brizzi
- Musiche: Alessandro Cicognini
- Anno: 1953
- Attori: Fernandel, Gino Cervi, Paolo Stoppa e Leda Gloria.
- Tratto da: testo letterario di Giovanni Guareschi
La trama prende in considerazione avvenimenti risalenti al 1951. I protagonisti sono naturalmente Don Camillo, combattivo sacerdote di Brescello (paese situato in provincia di Reggio Emilia, su una riva del Po), spregiudicato e anticomunista, che ha come avversario-amico il sindaco comunista del paese, Peppone. I due non perdono mai occasione per battibeccare. La vicenda ha inizio proprio quando don Camillo arriva in un paesino di montagna, dove era stato mandato in "esilio" da Peppone, a causa delle sue eccessive interferenze nella politica del paese, ma sarà lui stesso a sentirne la mancanza. Tutti gli abitanti del paese, infatti, si rifiutano di sposarsi, nascere o persino di passare a miglior vita senza la presenza di don Camillo. Il litigio tra il sindaco e Cagnola, causato dalla mancata concessione del terreno da parte di quest'ultimo per la costruzione di una diga sul fiume, è l'occasione per il ritorno del parroco. Questi infatti è considerato il solo in grado di risolvere la controversia. Ricomincia così l'interminabile serie di dispetti, discussioni ma anche di gare di solidarietà, tra il prete e il primo cittadino. Verso la fine, viene ripresa una reale piena del Po: il fiume inonda l'intero paese, costringendo la gente a fuggire in barca verso le colline, per mettersi in salvo. Don Camillo, ostinato, alla domenica mattina va in chiesa, nonostante l'inondazione, e celebra la messa, in modo da farsi udire anche dalla gente rifugiatasi in collina. Gertrude però, la campana della chiesa, gli cade in testa facendolo piombare in acqua. A salvarlo è proprio Peppone, che lo porta con la barca al sicuro.
Il film è un'opera divertente, che ironizza sulla politica e sulle idee di quel tempo. E' tuttavia molto distante e differente dall'opera di Lattuada e il suo "Mulino del Po". Il genere è la commedia in bianco e nero, le inquadrature più usate sono le mezze figure, le figure intere e i campi lunghi, questi ultimi utilizzati soprattutto durante l'inondazione, per riprendere le acque dilaganti. Spesso il regista passa con la dissolvenza incrociata da un'immagine a un'altra. Oltre alla musica, in talune scene sono riportati i rumori della natura; interessante è l'espediente della voce fuori campo, che interviene a chiarire taluni passaggi. Il modo di parlare dei personaggi è piuttosto colloquiale e rispecchia la loro semplicità come persone.Gli ambienti che fanno da sfondo alle vicende narrate, sono la montagna e il Polesine: quest'ultima ambientazione è la più importante. In ogni caso, il paesaggio circostante assume in questo film un ruolo meno rilevante di quanto l'abbia assunto nel "Mulino del Po", forse anche per il genere diverso.
Significato del Po
Il Po è rappresentato come elemento di vita, ma anche di morte, con le sue piene, e finisce per essere l'elemento aggregante, il pericolo da sconfiggere, che farà superare ostilità e schieramenti politici a Peppone e Don Camillo. Questo e gli altri film della stessa serie hanno contribuito a far conoscere al mondo Brescello, identificato come "il paese di Guareschi" nelle simpatie del pubblico.
Progetto Comenius - Liceo Classico-Scientifico "L.Ariosto- L.Spallanzani" -
A.S. 2004/05