Per noi stupefacente ed inatteso è l'uso frequente dell'aggettivomelan riferito all'acqua, anche in composti melanudroV krhnh
(Il.9,14 "E Agamennone s'alzò, versando pianto, come una fonte acqua bruna, che versa l'acqua scura da una rupe scoscesa." ;
"E Patroclo giunse da Achille, pastore d'eserciti, versando lacrime calde, come una polla acqua bruna, che versa l'acqua scura da una roccia scoscesa.",
"e tutti hanno il muso rosso di sangue, poi vanno in branco a una sorgente acqua bruna, l'acqua scura a lambire con le lingue sottili a pelo, ruttando il sangue dell'uccisione";
21, 257 "come un uomo che scava fossi, da una fonte acqua bruna verso piantate o giardini, guida il flusso dell'acqua con una zappa in mano, fuori dal fosso gli impedimenti gettando, sotto l'acqua, che scorre, tutta quanta la ghiaia rotola, gorgoglia l'acqua scorrendo rapidamente sul terreno in pendio, precede chi la conduce;"
Od.13, 409 "Lo troverai tra le scrofe: esse pascolano vicino alla rocca del Corvo e sopra la fonte Aretusa, divorando le ghiande e bevendo acqua scura.";
4, 359 "In essa v'è un porto con ottimi approdi, donde spingono in mare le navi liberate, dopochè hanno attinto acqua scura.";
6, 87 "quando arrivarono al bellissimo corso del fiume dove erano i lavatoi perenni e tanta acqua sgorga bella, da lavare anche panni assai sporchi, allora esse sciolsero dal carro le mule";
12, 104 "Vedrai l'altro scoglio più basso, o Odisseo, vicino: con un dardo potresti colpirlo. Su di esse vi è un gran fico rigoglioso di foglie: di sotto la chiara Cariddi risucchia l'acqua nera").
Dietro alla scorta omerica l'acqua sarà nera per Esiodo (Op.739) e i Lirici (Theog. 448 e 959).
In alcuni passi omerici, per lo più in paragone con le lacrime, l'acqua di sorgente è addirittura drojeroV "tenebrose", aggettivo di solito riferito alla notte.
È evidente che l'oscurità passa all'acqua dal luogo in cui la sorgente ha origine, ne testimonia la profondità e, di conseguenza, la purezza e l'abbondanza, quindi l'acqua nera sarà anche dolce a bersi, kalon ed hdu (Il. 2, 825 "Quelli che abitavano Zèlea, lontana, ai piedi dell'Ida, ricchissimi, che bevono l'acqua nera dell'Esepo"), proprio perché perennemente stillante ed intatta aienaoV, aporrutoV nonché agnon e kaqaron (Es, Op. 758 ma anche Xen. "Oechonomicus" B1, 8DK Sim. 577 Page, Pind., Isthm. 6,74).
Il semplice "dolce" di Omero sarà sviluppato dai lirici in una più accurata descrizione delle qualità gustative o olfattive dell'acqua: Alceo parla di un'acqua euwodeV, Simonide lo riprende, Senofane scrive yucron, glucu, kaqaron.