Una rassegna esaustiva della presenza dell'acqua nella poesia è impossibile: in ogni letteratura come immagine, presenza concreta, metafora o simbolo essa è cantata innumerevoli volte.
Talvolta come segno di passaggio dalla vita alla morte, talvolta per la sua evanescenza e fuggevolezza, ora come segno di purezza in attingibile, ora come infinito o come specchio del reale, non può che emanare un fascino inestinguibile. Eccola fatta a noi vicina e sorella da San Francesco: "Sora acqua", "humile et pretiosa et casta"; in Petrarca segno doloroso del ricordo di una felicità fuggita, le acque sono "Chiare, fresche e dolci…". Eppure non se ne dimentica la dimensione nera e pericolosa. Sempre Petrarca evoca "l'atra e tempestosa onda marina".
Pare che l'acqua, oltre a toccare la somma bellezza "un brillante di acqua pura" (Palazzeschi), possa più di ogni di ogni altro elemento mostrare nel piccolo l'infinito:
" E in fondo al rio"
l'acqua che stagna verde
à l'infinita voce del mare" (De Pisis),
quel mare in cui per Leopardi è dolce annegare e in questo modo farsi segno del trascorrere di tutta la nostra vita e insieme del suo passare alla morte:
"Brividi d'una vita che fugge
come acqua tra le dita" (Montale).
