Progetto Comenius
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Liceo Classico-Scientifico Ariosto-Spallanzani
L'ACQUA NEL MITO

Acqua battesimale

Immediatamente collegato all’acqua vista come fonte di vita, miracolo e salvezza, è il battesimo che, proprio attraverso l’acqua, dona al battezzato il miracolo della cristianità. Infatti il battesimo purifica. Ci libera dal peccato: ricostruisce la nostra essenza originaria prima della macchia originale. Il battesimo ci attrezza per fondare la vita sui Valori, non sui peccati. Al battezzato è proibito restare alla finestra a vedere passare la processione della storia. L’incarnazione di Cristo, in cui crede, lo obbliga a scendere in strada e sporcarsi le mani per rendere più abitabile la terra. Secondo Matteo, dopo aver ricevuto il battesimo, Gesù esce dall’acqua: a quel punto i cieli si aprono, Giovanni (e solo Giovanni) vede scendere su Gesù lo Spirito santo in forma di colomba. Dal cielo si sente una voce: - Questo è il mio figlio diletto, nel quale mi sono compiaciuto - Battesimo di Cristo L’opera rappresenta la scena, narrata nei Vangeli, del battesimo di Cristo; egli è rappresentato al centro, vestito dal solo perizoma bianco, le mani giunte in preghiera il volto incorniciato da lunghi capelli e barba bifida. Sulla destra è il Battista, vestito di una tunica rossa trattenuta in vita da una sottile cintura; il precursore sta versando l’acqua da una patena sul capo del Cristo, e poco sopra vi è la colomba, simbolo dello Spirito Santo. Sulla sinistra un fusto bianco e cilindrico di un albero scandisce l’opera in senso verticale isolando i tre angeli che sono in piedi al di là di esso. Sulla destra del battezzato e ad esso retrostante è un neofita, chinato mentre si sta spogliando dalle vesti bianche sulle rive del fiume Giordano, nelle acque limpide si rispecchia il paesaggio; dietro lui sono vari personaggi con lunghe vesti e alti copricapo. Al centro sul fondo valle, la città turrita di Gerusalemme; il cielo chiaro, disseminato di nuvole, occupa la metà superiore del dipinto; l’ansa del fiume e la linea incurvata del neofita fungono da raccordo. In quest’opera di P. Della Francesca i contorni delle figure sono definiti dal solo colore. Questo è steso in modo uniforme sulla superficie del dipinto, che presenta un formato composto di un quadrato sovrastato da un semicerchio (la tavola è, cioè, centinata). Nell’opera le figure umane e gli alberi in primo piano determinano linee ad andamento verticale; sullo sfondo, invece, il profilo ondulato dei colli accompagna la divisione orizzontale tra terra e cielo. Tutti gli elementi sono composti e a loro volta racchiusi entro forme geometriche (le teste sono ovoidali, i colli cilindrici), e messi in relazione da rapporti proporzionali. La posizione del Cristo e della colonna, esattamente coincidenti con l’asse mediano del dipinto, e la prospettiva lineare a punto di fuga centrale, inducono lo spettatore a collocarsi frontalmente rispetto al dipinto stesso. Anche i colori, in prevalenza chiari e giocati su un’equilibrata contrapposizione tra tonalità fredde e calde, e la luce uniformemente diffusa, conferiscono all’opera un’atmosfera calma e silenziosa. Il colore ha una funzione sia naturalistica rispondente alla realtà, sia espressiva, poiché subito comunica la sacralità dell’episodio rappresentato mediante il crescendo luminoso che culmina nel bianco splendore della colomba dello Spirito santo. L’equilibrio delle linee, la geometria delle figure, la rigorosa struttura del dipinto, l’equilibrio cromatico e luminoso rendono la composizione composta: ne deriva una sensazione di pace e di solennità. Nel dipinto l’episodio del battesimo di Cristo è accostato a quello veterotestamentario dell’apparizione dei tre angeli al querceto di Mamre cui alludono appunto i tre angeli raffigurati sulla sinistra (l’albero sopra di loro è qui in realtà un leccio); nella tradizione quest’episodio è sempre stato letto come prefigurazione, già nell’antico testamento, del dogma della trinità, mentre il battesimo (come pure la trasfigurazione) lo è per il nuovo. Alcuni colori del dipinto, anche se apparentemente scelti per il loro valore naturalistico hanno in realtà una valenza simbolica che allude ulteriormente allo stesso dogma: quelli delle vesti dei tre angeli (azzurro, rosso bianco) sono tradizionalmente associati al padre, al figlio e allo spirito santo (inoltre padre e figlio hanno, anche se invertiti, le vesti degli stessi colori, il padre ha un diadema, lo Spirito santo ha la veste bianca, il figlio è accostato al tronco dell’albero, un noce, allusivo alla passione). Anche la figura geometrica del triangolo che più volte si ripete nel dipinto, allude al dogma; mentre la veste bianca del neofita rappresenta la freschezza della nuova fede che si sta per attuare (solo il capo è ancora coperto). I personaggi descritti nel Vangelo di Matteo (e in tal senso, gli abiti scuri che indossano, in contrasto con la luminosità del neofita indicherebbero che essi ancora ignorano Cristo) per altri essi sarebbero da identificare con sacerdoti bizantini (ma anche coi re Magi). Le sue idee geometro-filosofiche intendono dimostrare che ogni aspetto della realtà, in quanto riconducibile ad un rigoroso ordine matematico, diviene rivelazione della suprema armonia del cosmo.

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Progetto Comenius - Liceo Classico-Scientifico "L.Ariosto- L.Spallanzani" - A.S. 2004/05