Progetto Comenius
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Liceo Classico-Scientifico Ariosto-Spallanzani
IL PO IN LETTERATURA

Domenico Rea - Le mura di Ferrara

Sui rapporti di Ferrara con il Po si potrebbe scrivere un romanzo. Oggi il turista, anche non del tutto sprovveduto, ha difficoltà ad attribuirle un passato di città-porto. Perché di questo passato non restano tracce visibili. Eppure Ferrara è nata intorno al Po, in nome del Po, che in origine le scorreva accanto con il suo ramo principale (il Po e li Primaro).
mura[1] (7K) Ma anche quando, in seguito alla rotta di Ficarolo (XII secolo), il Po si scelse un nuovo percorso, a nord della città (l'attuale alveo), Ferrara non cessò per questo di essere la città d'acqua che era sempre stata, un grande porto padano direttamente collegato con l'Adriatico. Fu sufficiente un canale (saldava al corso principale del fiume lo stesso invaso che circonda il castello estense) a conferirle l'inconfondibile impronta dell'emporio fluviale, coi battellieri che attraversavano il cuore della città (l'attuale viale Cavour, sotto il quale il canale continua a scorrere dopo essere stato intubato nella seconda metà del secolo scorso) portando merci e derrate direttamente nei magazzini ducali nonché sui banchi dei mercatini di quartiere. Anche adesso Ferrara è collegata al Po. Mediante il canale Boicelli che, giunto a sud di Ferrara, si allaccia al Po di Volano e alla cosiddetta Idrovia Ferrarese che raggiunge il mare a Porto Garibaldi. Ma tutto ciò non basta a profumare di fiume la piccola capitale, che con il passare del tempo ha visto sempre più allentarsi i suoi vincoli affettivi e culturali con il Grande Padre. Del resto perché non sarebbe dovuto succedere? Una volta il Po si beveva; una volta nel Po ci si bagnava; una volta nel Po si pescava e l'elenco delle cose che una volta si facevano, dentro o accanto al Po, e che adesso non si fanno più o si fanno sempre più raramente potrebbe tranquillamente continuare.
A farla breve bisognava correre ai ripari, impedire alla forbice di allargarsi ancora di più realizzando l'irreparabile, cioè la rottura, il divorzio, la totale divaricazione sentimentale dopo quella fisica. Ma come? Con quali strumenti? E' a questo punto che nasce, ma meglio sarebbe dire "scoppia", il caso delle mura di Ferrara. Ci si ricorda di Biagio Rossetti, il grande architetto rinascimentale autore di quella "Addizione Erculea" che ebbe, fra le sue svariate finalità, anche quella di "estendere il disegno della città di Ferrara verso il Po>"(Cervellati, in Le Mura di Ferrara, a cura di Paolo Ravenna). Ci si ricorda che intorno alle mura non abbattute si distende lo storico Barco degli Estensi: un migliaio di ettari di terreno agricolo quasi intatto che si prestano in maniera perfetta all'organizzazione di un grande parco suscettibile di essere attrezzato con servizi per il tempo libero, la cultura, lo sport in maniera da allargare Ferrara fino a riallacciarla con il Po attraverso una nuova "Addizione" che Italia Nostra battezza col titolo, efficacissimo, di "Addizione Verde". Ci si ricorda infine che la questione mura è antica e sofferta, che essa è stata fonte, nel passato, di grandi polemiche e che si deve a questa cintura se Ferrara è riuscita a difendersi forse dal peggiore degli aggressori che né abbiano minacciato l'integrità territoriale: gli speculatori edilizi.
In conclusione, si definisce una strategia ricompositiva dei rapporti città-fiume che, partendo dal restauro dell'antico anello murario, si allarga a tutta la fascia verde che lo circonda "cucendola" al centro storico in un sistema integrato e fortemente unitario tale da proporre l'ex capitale del ducato estense ancora una volta a modello urbanistico di portata internazionale (lo stesso primato che Ferrara ebbe durante il Rinascimento nella sua qualità di "prima città moderna d'Europa" secondo la celebre definizione di Burckhardt).

Progetto Comenius - Liceo Classico-Scientifico "L.Ariosto- L.Spallanzani" - A.S. 2004/05