Progetto Comenius
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Liceo Classico-Scientifico Ariosto-Spallanzani
IL PO IN LETTERATURA

Giovannino Guareschi

Fra l'una e le tre dei pomeriggi d'agosto, il caldo, nei paesi affogati dentro la melica e la canapa, è una roba che si vede e si tocca. Quasi uno avesse davanti alla faccia, a una spanna dal naso, un gran velo ondeggiante di vetro bollente.
Passi un ponte e guardi giù, dentro il canale, e il fondo è secco e tutto screpolato, e qua e là si vede un pesce morto. Quando dalla strada sull'argine guardi dentro un cimitero ti pare di sentirir cre-pitare sotto il sol battente le ossa dei morti.
Sulla provinciale naviga lentamente qualche bi-roccio a ruota alta pieno di sabbia, e il carrettiere dorme bocconi in cima al carico, con la pancia al fresco e la schiena rovente, o, seduto sulla stanga, pesca con una piccola roncola dentro una mezza anguria che tiene in grembo come una catinella.
GGriver (1K) Poi, arrivati sull'argine grande ,ecco il fiume va-sto, deserto, imponenti e silenzioso, e più che un fiume pare il cimitero delle acque morte.
Don Camillo camminava verso l'argine gran-de, con un grande fazzoletto bianco tra il cranio e il cappello, ed era l'una e mezzo di un pomeriggio d'agosto, e a guardarlo così solo in mezzo alla strada bianca, sotto il sole, non si poteva immaginare niente di più nero e di più prete.
"Se in questo momento c'è nel raggio di venti chilometri uno solo che non dorma, mi lascio tagliare la testa" disse tra sé don Camillo.
Poi scavalcò l'argine e andò a sedersi all'ombra, sotto una macchia di gaggia e, tra i buchi del fogliame, si vedevà luccicare l'acqua. Si spogliò ripiegando accuratamente gli indumenti e facendone un involto che nascose tra il frasca me di un alberello e, quando si trovò in mutande, andò a buttarsi nell'acqua.
Era tranquillissimo: non l'avrebbe visto nes-suno perché oltre all'ora morta, aveva scelto anche il posto più giù di mano. Ad ogni modo fu di-screto e, dopo mezz' ora, si tolse dall'acqua, si infilò sotto le gaggie, arrivò all'alberello, ma i vestiti non c'erano più. Allora don Camillo si sentì mancare il respiro. Quello non poteva essere un furto: a nessuno può far gola una vecchia e stinta sottana da pre-te: ci doveva essere sotto qualche diavoleria. E di fatti non passò molto che si udirono venire dall'argine voci che si avvicinavano. Quando don Camillo poté distinguere qualcosa e vide che si trattava di una grossa squadra di giovanotti e ragazze, e quando riconobbe, nel tipo che marciava in testa, lo Smilzò, capì tutta la manovra e gli venne voglia di cavare una gaggia e di cominciare a menare stangate. Ma certamente era proprio quello che cercavano quei maledetti: stanare don Camillo in mutande e godersi lo spettacolo.
E allora don Camillo si scaraventò nell'acqua e, nuotando a testa sotto, arrivò fino a un isolotto in mezzo al fiume e qui approdò scomparendo fra la giuncaglia.
Ma, pur senza averlo potuto vedere perché don Camillo era approdato dalla parte opposta, si erano accorti del ripiegamento, e ora si erano distesi lungo la riva e aspettavano cantando e ridendo. Don Camillo era assediato.
Come è debole l'uomo forte quando si sente ridicolo!
Don Camillo si sdraiò fra i giunchi e aspettò:e non visto guardava, e così vide arrivare Peppone seguito dal Brusco, dal Bigio e da tutto lo stato maggiore. Lo Smilzo spiegava con grandi gesti, e tutti ridevano. Poi arrivò altra gente, e don Camillo sentì che i rossi stavano per fargli pagare tutti i conti vecchi e nuovi, e stavolta avevano trovato il sistema migliore perché, quando uno si è reso ridicolo, non fa più paura neanche se ha pugni di una tonnellata e anche se rappresenta il Padreter-no. E si trattava di un grosso equivoco perché don Camillo non aveva mai voluto far paura a nessu-no, soltanto al Diavolo. Ma adesso la politica era cambiata in una maledetta maniera che i rossi con-sideravano il parroco come un nemico e dicevano che, se le cose non erano andate come dovevano la colpa era dei preti. Quando gli affari vanno male, l'importante non trovare il modo di farli andar meglio, ma trovare qualcuno sul quale gettare la colpa.
"Gesù," disse don Camillo " mi vergogno rivolgermi a voi in mutande, ma la cosa è grave e, se non è peccato mortale che un povero parroco che muore di caldo si butti dentro l'acqua, aiutatemi perché da solo non ce la faccio."
Avevano portato dei fiaschi, dei mazzi di carte e una fisarmonica. E la riva pareva una spiaggia, e si vedeva che non pensavano neppure lontanamente di togliere il blocco, anzi l'avevano inasprito perché avevano occupato mezzo chilometro di sponda a monte oltre la zona famosa del guado, duecento metri di riva piena di cespugli e di sterpi perché dal '45 nessuno ci aveva più messo piede.
Ritirandosi, i tedeschi avevano buttato giù i ponti e avevano minato un'ampia zona di sponda ai due estremi dei punti guadabili e così anche quel punto, e il suo corrispondente nella sponda opposta, erano stati seminati di mine, messe in modo tanto maledetto che, dopo un paio di disastrosi tentativi, gli sminatori avevano deciso di isolare le zone con paletti e filo spinato.
Lì i rossi di Peppone non c'erano, ma non occorreva perché soltantanto un pazzo avrebbe pensato di approdare in quel semenzaio di mine. Quindi niente da fare perché, tentando di approdare oltre il presidio a monte, don Camillo sarebbe finito in mezzo al paese, e tentando di approdare oltre il presidio a valle si sarebbe trovato nella boscaglia. Un parroco in mutande non può permettersi questi lussi.
Don Camillo non si mosse: rimaneva sdraiato sulla terra umida limitandosi a masticare un giunco e a seguire tutto un suo complesso ragionamento.
"Be'," concluse "un uomo rispettabile può rimanere rispettabile anche in mutande.
L'importante è che faccia qualcosa di rispettabile, e allora il vestito non conta più niente."
Oramai scendeva la sera e sulla riva accesero delle torce e delle lucerne: pareva davvero una serata mondana sulla spiaggia. Quando il verde dell' erba diventò nero, don Camillo si lasciò scivolare in acqua e risalì cautamente la corrente fin che trovò il bassofondo del guado. Allora puntò deciso verso la riva. Non lo potevano vedere perché più che nuotare camminava sott' acqua, cacciando fuori ogni tanto la bocca per tirare il fiato.
Eccolo a riva: il difficile era uscire dall' acqua senza farsi scoprire: una volta dentro ai cespugli avrebbe facilmente raggiunto l'argine e, sorpassatolo di corsa, si sarebbe buttato dall' altra parte sotto i filari di vite e tra la melica, e avrebbe raggiunto senz' altro l'orto della canonica.
Si afferrò a un cespuglio e si issò lentamente, ma quando ormai era quasi arrivato, il cespuglio si sradicò e don Camillo ricadde giù. Il tonfo fu udito e la gente se ne accorse. Ma con un balzo don Camillo aveva raggiunto la riva ed era già scomparso fra i cespugli.
Ci furono delle grida, e tutti si addensarono dall'una parte e dall'altra e si levò la luna che illuminò lo spettacolo.
"Don Camillo!" urlò Peppone facendosi avanti.
"Don Camillo !"
Nessuno rispose e il silenzio cadde su tutta la gente e l'agghiacciò.
"Don Camillo! Urlò ancora Peppone." Non muovetevi in nome di Dio! Siete nella zona minata!" "Lo so" rispose tranquilia la voce di don Camillo da un cespuglio al centro della macchia maledetta.
Lo Smilzo si fece avanti con un fagotto in mano.
"Don Camillo" urlò. "Non muovetevi, basta che tocchiate una mina con la punta di un dito e saltate in aria!"
"Lo so" rispose tranquilla la voce di don Camillo.
Lo Smilzo aveva la faccia piena di sudore.
"Don Camillo!" urlò. "È stato uno scherzo stupido. Fermatevi: ecco i vostri vestiti."
"I miei vestiti? Grazie, Smilzo. Se me li vuoi portare io sono qui."
Una frasca si agitò sopra il cespuglio al centro.
Lo Smilzo spalancò la bocca e si volse indietro a guardare gli altri.
Si sentì nel silenzio la risatina ironica di don Camillo.
Peppone strappò dalle mani dello Smilzo il fagotto.
"Ve li porto io, don Camillo" disse Peppone avviandosi lentamente verso i paletti col filo spinato. E già stava per scavalcare il filo, quando lo Smilzo con un balzo lo raggiunse e lo trasse indietro.
"No, capo" disse lo Smilzo afferrando il pacco ed entrando nel recinto. "Chi rompe paga."
La gente si ritrasse, e tutti avevano la fronte madida di sudore e si toccavano nervosamente con le mani la bocca.
Lo Smilzo avanzava lentamente verso il centro della macchia poggiando cautamente i piedi. e il silenzio pesava come piombo.
"Ecco" disse con un fil di voce lo Smilzo quando raggiunse la macchia.

Progetto Comenius - Liceo Classico-Scientifico "L.Ariosto- L.Spallanzani" - A.S. 2004/05