Progetto Comenius
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Liceo Classico-Scientifico Ariosto-Spallanzani
IL PO IN LETTERATURA

Gianluca Ceruti - Dove il grande fiume diventa mare

Per conoscere e amare il Delta dei Po non basta percorrere in automobile uno dei tanti - troppi - nastri d'asfalto che intersecano la pianura, spingersi sugli argini o sostare fugacemente sui ponti. Certo, dagli argini e dai ponti si può osservare il corso maestoso e solenne del grande fiume, il palpitare tremulo dei pioppi lungo le rive e nelle ampie golene, i tramonti sanguigni sull' acqua, gli spazi dilatati verso le foci.
Ma per contemplare il Castello e il Boscone della Mesola, le valli da pesca incipriate dai tamerici, gli scani, le dune punteggiate di robinie, la trama dei ponti e dei canali di Comacchio e di Loreo, le corti venete, l'Abbazia di Pomposa, non bisogna aver fretta, ma saper attardarsi, guardare e ascoltare in silenzio.
Nei ghebi orlati di cannuccia palustre occorre la burciela, il batlin o la batana, esita imbarcazioni dal fondo piatto, agili e sguscianti. Il fruscio ovattato della barca si mescola allora con il verso dei mille uccelli, stanziali e migratori, volteggianti negli spazi aperti o acquattati tra i fitti steli nelle incerte barene: melodioso è il canto degli usignoli di fiume, aspro e gracidante il richiamo delle cannaiole e delle cannariccione, tenue, quasi un balbettio, quello del migliarino di palude. E, quando scende la notte, sulla selva di canneti si diffonde il grido rauco dei tarabusi. Mentre la barca scivola tra i canneti ti assalgono l'odore secco della canna e un sentore di salmastro.
Nei mesi freddi il Delta quasi si stempera e sfuma nei vapori delle nebbie, spesso vischiose e massicce, che fasciano e i pioppi e i salici, ormai spogli, e le case e i segni della presenza dell'uomo. In questi luoghi la nebbia è mistero, magica componente del paesaggio e dell'esistenza: un silenzio felpato cala sulle acque e sulla campagna e la vita sembra spegnersi nella solitudine e in una malinconia panica che suggerisce all'immaginazione creativa l'angoscia lacerante del "grido" di Michelangelo Antonioni e l'inquietudine dell'ansiosa ricerca delle ragioni prime che pervade la poesia di Gino Piva.
Dall'alto, il Delta, nella parte più interna, appare nella geometria dei suoi campi coltivati che d'estate sono macchie di giallo e di verde, ora più vivo ora più spento. Man mano che la costa s'avvicina, il paesaggio muta nelle forme e nei colori che si fanno più intensi: è la distesa delle valli e delle lagune.
In mezzo alla pianura serpeggia limaccioso il fiume che, dapprima compatto, d'improvviso si apre nuove strade svenandosi, alla fine, nel mare.

Progetto Comenius - Liceo Classico-Scientifico "L.Ariosto- L.Spallanzani" - A.S. 2004/05