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Liceo Classico-Scientifico Ariosto-Spallanzani
IL PO IN LETTERATURA

Il mulino del Po - Descrizione della seconda piena

E' anche da dire che quella piena di metà maggio, e le altre negli anni recenti, inquietavano i pratici del fiume, fra cui Cecilia, perchè più frequenti, più improvvise, più aspre, più cariche di fango e di frascame e di legname. Ed erano indizi,questi, di ciò che si veniva dicendo anche sul basso Po, del gran danno che sui lontani monti d'Appennino veniva facendo la distruzione dei boschi: breve errore e lunga iattura, grave danno d'un guadagno nefasto e ingannevole.
Gli antichi governi, infatti, e più severi i più sapienti, sulle Alpi e sull'Appennino avevano mantenuto leggi e guardie rigorose, perchè il taglio dei boschi tanto pubblici che privati non li distruggesse. Li proteggeva anche il difetto, in ciò benefico, di strade, trasporti, e commerci in montagna; li proteggeva la stessa povertà e ignoranza montanina. Il primo incremento di una vita più intensa e aperta, col nuovo Regno, fra quelle popolazioni, non che il denaro degli speculatori e il rincaro e la ricerca del legname, portò, come suole, innanzi avidità sregolata e imprudente, che non considerazione dell'utile generale, che investe il privato a non lungo andare. Il legislatore stesso aggravò e affrettò il malfatto, per una fiducìa liberale e un rispetto dottrinale dei diritti del privato lasciato a sè stesso, mal collocati l'una e l'altro, abrogando le restrizioni e non provvedendo, o senza efficacia, a dare buone regole. Fatto sta che in pochi anni fu distrutto quel che vuol lustri e decenni ad esser rifatto: l?antico boscoso Appennino divenne tutto una frana e un tristo e sterile scoscendimento d'argille.
Dicevano che se ne risentisse perfino il clima generale, fatto più instabile e meno difeso dal fastidio degli scirocchi; certo quella rovina dei monti risecchiti dalla distruzione dell'immenso serbatoio vegetale ch'è il bosco, inaridiva anche le vene segrete della pianura e l'assetava; ma si fece sentire più gravernente e subito nei fiumi, colle piene ogni anno più rabbiose e rovinose, col rovinare più e più rabbioso e licenzioso delle acque piovane e delle nevi sciolte. Si lamentava poi la gente fluviale, che la cresciuta quantità di limo disturbasse i pesci e isterilisse le loro uova, compromettendo una delle ricchezze del Po, cioè lo storione. Quel che ognuno sapeva e vedeva, e che risultava troppo provato dalle misure degli ingegneri, era il crescere dei letto e l'intasarsi delle foci e l'innalzarsi sempre maggiore delle piene sopra la guardia. L'effetto delle foci intasate, quando s'aggiungevano i venti sciroccali e levantini a contrastare in mare lo sfociar dei fiume, come quelli che dominano nei periodi delle piene e le provocano colle pioggie e coi disgeli, si faceva ogni anno più sensibile anche alla Guarda. Per di più, lo specchio del fiume allargato davanti la coronella, era per restare più aperto alle burrasche e alle furie del vento d'ostro, nemico dei mugnai. Insomma, la prudenza e l'istinto consigliavano a Cecilia di stare ancora a vedere come si mettevan le cose, per quanto la piarda, dove s'era ritirata provvisoriamente, fosse scomoda da raggiungere e scarsa d'acqua.
Era passata una settimana dalla piena di mezzo maggio, quando il fiume gonfiò daccapo, e raggiunse le 76 oncie sulla guardia, che non erano da fare spavento: anzi principiava di già a scendere, e insomma non era una piena grandissima. Cosi dicevano due "casonanti" incaricati di sorvegliare i due tagli dei froldi uniti e la coronella, e che stavano guardando appunto la scolina del taglio a valle, da cui l'acqua fluiva nella vasca.
(...)
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Nella scolina del taglio da cui s'erano appena allontanati, sorgeva nero come la fuliggine, sprizzava e si levava in colonna alta e veemente, un sifone, un fontanaccio potente. L'altro casonante scappava in giù, urlando: - L'acqua, l'acqua! (...)

E' com'ebbe detto, penarono a credere l'uno e l'altro a quel che accadeva sotto gli occhi loro, chè buon tratto di froldo, sul fontanaccio, s'abbassò; lo videro piegare e sprofondare, sparire.
- Via! Via! - gridò il casonante. - li fiume si mangia il froldo!
Ma Coniglio mannaro, con forza strana, lo afferrò e lo trattenne. Vedevano la corrente per quella vasta slabbratura improvvisa, precipitar nella vasca e battere contro la coronella e gonfiare e sormontarla. E peggio, ben peggio vedono: che la sforza; e rampe; e quel fiume diverso corre per la folta e verde campagna maggiolina, lungo un filare d'alberi da frutto, che si piegavano e sparivano, quasi li bevesse uno dopo l'altro.
Vedeva questo, e impietriva, Coniglio mannaro, simile ad un affascinato. Vedeva il fiume circondare una casa di contro la rotta, i contadini sbucare dal comignolo sul tetto, come formiche da un formicaio. Un rombo cupo, simile a tuono in distanza, ma vicino invece e continuo, che pareva espresso dalla terra, da cateratte profondate sotto i piedi, intronava l'aria, sommesso e terribile. Tremava l'aria, tremava il suolo. La campagna sembrava più stupita che atterrita, immota come nelle angosciose calme di vento che precedono il temporale. Si levava voce umana dai campi e dalle case e dalle aie, e correva, correva nella calma porneridiana ancor più ignara che allibita:
- L'acqua, l'acqua, - gridavano, - la vien l'acqua, la vien!
Ma questo, più che di paura, pareva un avviso, un grido di mestiere, come quando il minatore avverte che ha dato fuoco alla miccia, perchè gli altri si riparino.
Era l''ora della stagione già calda e laboriosa, in cui i contadini prendon un pò di riposo diurno. Dall'alto dell'argine l'occhio penetrava abbastanza lontano in campagna, per scorgere altri tetti subitamente gremiti d'uomini e donne coi bimbi piccoli in collo; e stradelli e cavedagne incassate, dove l'acqua andava fervida a snidare genti e bestie che le fuggivano innanzi a rotta di collo, col torrente alle calcagna. E dileguavano nell'acqua le opere campestri sommerse, mentre altri uomini, sorpresi dallo straripare dei fossi, sguazzavano nelle fette lavorate, già impantanate. E si scorgeva qualcuno, solitario o in piccola compagnia, che rifugiato su qualche rilievo del terreno e sui sentieri degli arginelli o sugli alberi, faceva gesti di disperato, scorgendosi imprigionato d'ogni parte, coll'acqua che cresceva intorno inesorabile. L'occhio del riguardante, da essa abbagliato, cercava gli umani quasi affascinato da una curiosità crudele.
Ma dalla bocca dello squarcio della coronella, larga, la corrente non precipitava a cascata, anzi fluiva rapida e uguale, volava, sotto gli occhi di chi se la scorgeva ai piedi dal tetto della casa, ch'era stata la prima investita. Questa reggeva all'impeto, poichè la terra rovesciata e scavata dalla furia del primo fiotto, gli era stata addossata e ammontata contro; ed ora la difendeva. E sviava, cotesto mucchio di terra, la maggior forza dei fiume nuovo verso la Guarda, a valle, come se la campagna lo bevesse facilmente.
(...)
Grandi, spauriti, larnentosi rnuggiti venivan dalla campagna allagata, dalle stalle, dove il boaro non aveva fatto a tempo ad aprirle, dai campi, dove il bestiame errava coll'acqua al ginocchio, al ventre, al petto, sperduto e impantanato. Voce spiegata all'angoscia comune davano le campane a stormo: Ro rispondeva alla Guarda, martellando; e in tant'anni il campanile vecchio della Guarda non aveva ancor mai rintoccato così alla disperata: pareva l'ultima volta prima di dare il crollo.
(...)
Ma l'acqua aveva finito di colmare l'ampio triangolo del terreno fra la vecchia strada e il fiume, col vertice alla Guarda. Eran intasati e distrutti chiaviche e passaggi, per i quali le prime acque avevan sfogato verso la fossa Lavezzola. Queste già rifluivano, e non lo sapeva Coniglio mannaro, a torrente, a tempesta, lungo la strada suddetta. Mentre egli arrivava posatamente vicino alla bocca, la corrente, che urtava contro la gran massa stagnante e ormai rigurgitava, ebbe, di contro la casa che aveva servito a indirizzarla primamente, ebbe un ribollio furioso; ruppe parte dell'ostacolo che le faceva quella terra ammassata contro la casa; rifluì e scrosciò tutta, con nuovo mugghio, a ritroso; e corse lungo l'estemo della coronella, radendola; avida e feroce corse sulle sue terre, sulle terre sue, di Coniglio mannaro.
Non era forse ancor passata in tutto un'ora, ma si dan casi che l'orologio non è la buona misura del tempo: i pochi minuti, sotto gli occhi di lui, bastarono a ingrossare i due torrenti nella campagna. E il più vicino, aumentando la chiamata e divergendone il corso, gli slabbrò sotto i piedi la testa della bocca, sicchè per poco non vi restava travolto e inghiottito. L'acqua crebbe e infuriò sui campi.
Ecco due fiumi nuovi sui campi, con nuova onda limacciosa e schiumante, cercarsi, restringer lo spazio, confondersi in una sola distesa di sinistro colore, che si agitò ancora, quasi ancora scossa dalle due rabbie; e si assettò immobile e greve, anche più tetra che non la furia di poc'anzi.
S'egli ebbe pensieri, furono vani come di delirio e sogno febbricitante. Vi fu chi credette di ricordare poi di averlo visto di lontano, sulla bocca, gestire e saltabeccare da spiritato. Poi stette immobile a fissare l'acque correnti e l'acque ferme, come se non riuscisse a credere a quello che vedeva, finchè la sera gliele nascose, e nascose lui agli altri, se ci fu chi si ricordò di guardarlo.
E' così poco il declivio delle regioni ferraresi verso il mare, che l'acqua libera vi diventa erratica. Un fiume assai rapido, lambendo l'esterno della coronella, faceva ora via contraria a quella del Po, correndo alla sbrigliata verso le bassure di Fossa d'Albera e di Ruina; e sarebbe arrivato fino alla strada di Francolino, al limite del Barco, e fino a Ferrara a Porta di San Giovanni, se, qualche tempo dopo, l'acqua non avesse rotta la strada fra Ro e la Guarda nei pressi del Ponticin della Pioppa, buttandosi per la Vallazza contro la fossa Lavezzola, che superò dìimpeto. E questo fu il terzo e definitivo indirizzo del fiume che alirnentava la inondazione.
Contornata intanto da dentro e da fuori, resa da due parti, la coronella si squarciò anche a monte. La nuova chiamata d'acqua, invertendo la successione del primo disastro, allargò l'altro taglio del froldo; vi fu nel segreto calamitoso di quella notte, nella gran vasca tra froldi uniti e coronella, un subbuglio tremendo di correnti e controcorrenti e gorghi. La luce del giorno scorse due coppie di bocche: e dalle superiori l'acqua scorreva direttamente, mentre dalla coppia inferiore, poichè l'apertura emittente della coronella non bastava al volume immesso nella vasca dalla rispondente del froldo, parte rifluiva; e disegnava entro la vasca un arco; e s'avventava, a ritroso, per farsi strada, alla bocca superiore, con empito e rigurgito e urto orrendo e confuso.
L'alba si levò trista e livida, con una promessa di pioggia e di maltempo, a illuminare il Po fluente più che mezzo per il letto che la fiumana s'era scavato nella bassura della Vallazza. Orribilmente placida si spandeva sui campi a perdita d'occhio.
vertice alla Guarda.' Eran intasati e distrutti chiaviche e passaggi, per i quali le prime acque avevan sfogato verso la fossa Lavezzola. Queste già rifluivano, e non lo sapeva Coniglio mannaro, a torrente, a tempesta, lungo la strada suddetta. Mentre egli arrivava posatamente vicino alla bocca, la corrente, che urtava contro la gran massa stagnante e ormai rigurgita- va, ebbe, di contro la casa che aveva servito a indirizzarla primamente, ebbe un ribollio furioso; ruppe parte dell'ostacolo che le faceva quella terra ammassata contro la casa; rifluì e scrosciò tutta, con nuovo mugghio, a ritroso; e corse lungo l'estemo della coro- nella, radendola; avida e feroce corse sulle sue terre, sulle terre sue, di Coniglio mannaro.
Non era forse ancor passata in tutto un'ora, ma si dan casi che l'orologio non è la buona misura del tempo: i pochi minuti, sotto gli occhi di lui, bastarono a ingrossare i due torrenti nella campagna. E il più vicino, aumentando la chiamata e divergendone il corso' gli slabbrò sotto i piedi la testa della bocca, sicchè per poco non vi restava travolto e inghiottito. L'acqua crebbe e infuriò sui campi.
Ecco due fiumi nuovi sui campi, con nuova onda limacciosa e schiumante, cercarsi, restringer lo spazio, confondersi in una sola distesa di sinistro colore, che si agitò ancora, quasi ancora scossa dalle due rabbie; e si assettà immobile e greve, anche più tetra che non la furia di poc'anzi.
S'egli ebbe pensieri, furono vani come di delirio e sogno febbricitante. Vi fu chi credette di ricordare poi di averlo vi 'sto di lontano, sulla bocca, gestire e saltabeccare da spiritato. Poi stette immobile a fissare l'acque correnti e l'acque ferme, come se non riuscisse.

Progetto Comenius - Liceo Classico-Scientifico "L.Ariosto- L.Spallanzani" - A.S. 2004/05