Ogni giorno gli cresceva il desiderio e, l'impazienza di metter casa e mulino in Po. Era quella la vita che faceva per lui, solitaria, senza chiacchiere intorno, senza padroni, padrone lui, dopo Dio, come un capitano sulla nave. Ogni giorno gli appariva pił bella e gli faceva pił voglia. Ma siccome era fedele anche al detto che consiglia di niente chiedere e niente rifiutare, non gli chiedevano altro che di far buona cera, e lui non la rifiutava. Ma quando gli capitava di considerar la ruota, o coi suo vero nome nella lingua dei mugnai di Po, l'ulą di qualche mulino, l'acqua che la faceva andare gli sembrava levata a lui, tale e tanta era la sua impazienza. Anche il frumentone diede un buon raccolto., e si vedeva da tutti i segni che la carestia non sarebbe pił tornata.
Gli scafi erano varati, e torreggķavano vuoti sul fiume coi fianchi diritti, l'alta prua, la poppa quadra, robusti e capaci. Dentro cran armati di forte ossatura, e mastro Lazzaro aveva ornate le prore d'un becco di ferro puntuto e arrogante, da lui stesso battuto sull'incudine.
- A che serve? - chiese qualcuno.
- Per bellezza, - rispose.
Ma sapeva bene che qualche volta, o per violenza di corrente o per sbadataggine e incuria, barconi e mulini venivan gił per Po a investire rovinosamente chi badava ai fatti suoi, e provvedeva in tempo a rafforzare gli ormeggi e a raddoppiare le ancore. In tale evenienza, delle punte rostrate si sarebbe visto l'utile all'opera.Ma non lo disse a nessuno, per scansare l'odiositą, e per non incorrere nella taccia d'arrogante e di malauguroso. I due scafi eran detti sandoni: e propriamente sandon grande quello che reggeva i due palmenti delle macine della farina bianca e della gialla; sandoncello l'altro, il minore. Tre principali travi li congiungevano chiamati catene: di prua, la prima, e le due seguenti, proravia e poppavia all'ulą, che le bagnava col suo perenne andare, catene acquarole. Il ponte, tra sandone e l'altro, era detto, nel centro, andiale, e andialetto sul davanti coi mąncoli per avvolgervi i capi delle funi, e con gli anelli per fissar le catene delle ancore. E un altro genere d'ormeggio era la stanga di legni congiunti e snodati, che si fissava mediante cioppe o per mezzo di zerle alle tampelle, cioč nell'apposito foro nell'assito dell'andiale.
Nell'abbinare sandon grande e sandoncello, mastro Subbia diede a quest'ultimo una forte divergenza all'infuori. Di conseguenza, quel ch'era ancora un largo pontone scoperto fra due carene scariche, fiottanti sulla corrente del fiume, tendeva a metter le prue parte del sandoncello, e gią v'eran critici a chiamarlo mulino sghembo, mulino zoppo, mulino storto. Mastro Subbia se la rideva; aiuto di giovane e consiglio di vecchio; e:
- Po, lo sapete, non ha una corrente sola, - disse Scacerni; - ne ha due, una per lato, e in queste i stanno mulini, nč troppo scosti nč troppo accosti alla sponda. Sandon grande sta bene verso la riva, in acqua pił pigra; il sandoncello, di fuori, ha da lavorare nel filo e nel pił vivo della corrente. Quando l'acqua abbonda, tutti i mulini vanno allegramente, ma quando c'č magra e ha poca forza, e l'ulą gira pigra e fiacca, allora mi saprete dire il vantaggio d'aver dato quel garbo all'infuori alla prua dei sandoncello, per chiamar pił acqua nella doccia e sulle pale dell'ulą. Gli altri vedranno infiacchire le loro macine, che le vostre andranno ancora, vispe come zitelle da maritare.
Scacerni sorrise del paragone: - Perņ č vero che tira a girarsi.
- Questione di legarloarlo e d'ancorarlo in modo che stia diritto. Contrastando colla corrente chiamerą pił acqua, come v'ho detto. Per le oche non fa mai alba.
Intanto fu imperniato il fuso massiccio negli amighetti, coi perni nelle orlette, e su esso furono investiti i raggi della gran ruota a pale. Nel sandoncello stava il magazzino delle granaglie, una fucina da fabbro e un banco da falegname per le riparazioni, poichč non era mestieri un'arte sola per chi faceva il mugnaio di fiume. C'era pure un ripostiglio a tetto, il solarino, per le reti da pesca e da caccia, e per le panie, le polveri, il fucile e gli stampi da richiamo. Nč fu dimenticata la fogara, grosso braciere per cucinare. La cuccetta era spaziosa tanto che il Subbia si rallegrņ:
- Si conosce che avete buona intenzione di non dormirci sempre solo, - disse quando sua moglie, che s'era incaricata del corredo di quella cabina, chiese la larghezza delle lenzuola.
In capo al fuso, nel sandon grande, i due ruotoni verticali,o lubecchi, ingranavano la salda dentatura di legno di corniolo nei fuselli dei rispettivi rocchetti orizzontali, e il moto si trasmetteva accelerato ai pali di ferro e alla macina. Quella di fondo, fissa, era attraversata nel bossolo centrale, dal paio che incastrava la testa quadrata nella navicchia della macina superiore, e la sosteneva, mole greve ed alacre, e l'aggirava, il tutto ricevendo e trasmettendo d'ordigno in ordigno la gran forza perenne del fiume, dall'ulą alla macina soprana. Un'armatura di travi, nella stiva, reggeva il palmento, in cui le due macine erano incastellate. Il palo, poggiato sull'azzalino d'acciaio, era sosotenuto dalle zocco, che si alzava e si abbassava mediante una leva o con una bietta. Quest'era la temperatoria e con ma il mugnaio governava le macine;se voleva farina pił grossa, alleviava l'attrito, sollevando lo zocco e con esso la macina di sopra, ossia macinava alto; macinando basso, al contrario, otteneva grano pił franto e farina pił minuta.
Ormai stavan facendo il tetto alle case del sandoncello e del sandon grande, e alla loggia che copriva l'andiala fra le due, lasciando scoperto l'andialetto proravia, libero per le manovre.