Progetto Comenius
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Liceo Classico-Scientifico Ariosto-Spallanzani
ACQUE REGGIANE

STORIA

STORIA ED USI DEL CANALE DI SECCHIA

Per quanto riguarda le origini del canale, si hanno tuttora due differenti ipotesi: secondo alcuni storici sarebbe esistito fin dall'età antica, mentre a parere di altri la sua origine sarebbe medioevale. In un discorso del 1847, il Conte Ippolito Malaguzzi, Consigliere di Stato e Presidente della Società Agraria, racconta la storia del Canale di Secchia e quanto esso sia importante per la città. Da lui si apprende che il Canale fu fatto costruire dal Vescovo Albricone a partire dal 1179 e che serviva per irrigare i campi, pulire le strade da neve e fango e far funzionare mulini e filatoi di seta. L'acqua viene introdotta tra il Monte Armone e Villalunga, costeggia per un miglio la sponda sinistra del Secchia e, dopo aver passato i campi di Scandiano, raccoglie le acque del Tresinaro e del Crostolo. Dopo essere entrato a Reggio attraverso Porta Castello, si divide in molti condotti sotterranei; esce dalla città con tre rami che, dopo essersi uniti, ricevono le acque del Rodano. Dopo aver passato Bagnolo e Novellara si immette nel Canalazzo-Naviglio-Tassone, il quale a sua volta confluisce nel Crostolo, e quindi nel Po. La città di Reggio Emilia si è affidata per secoli all'acqua del canale, che si è dimostrata essenziale per la sopravvivenza della città. Per agevolare e regolare l' utilizzo del canale di Secchia vennero in passato realizzate numerose opere idrauliche, principalmente chiaviche, ponti-canale e botti, opere che richiedevano costanti manutenzioni e attente vigilanze da parte delle autorità cittadine. La chiavica può essere un meccanismo o un edificio di dimensioni variabili, dotato di aperture chiudibili che regolano il passaggio dell'acqua. Il ponte canale è una struttura che consente di far passare un canale o un torrente sopra una strada. La botte, infine, è un condotto sotterraneo attraverso il quale si fa passare un canale sotto una strada. Un esempio dell'importanza del Secchia si può far risalire al 1201, quando si accese un breve ma aspro conflitto fra Modena e Reggio per il possesso esclusivo del fiume, conclusosi poi in seguito con la vittoria dei reggiani. Alla fine del XIX secolo il corso d'acqua attraversava i sobborghi della città, ma all'interno delle mura, dove la sua importanza era comunque vitale, si trovava soltanto sotto forma di rigagnoli o di brevi tratti acquosi; il canale perse importanza all'inizio del secolo successivo, diventando marginale, e fu definitivamente cancellato dal contesto cittadino nella seconda metà del Novecento. Nonostante ciò oggi possiamo raccogliere testimonianze sul corso d'acqua tramite i nomi dei quartieri e delle strade, che fungono da vere proprie "tracce" sul passato della nostra città, e tramite i ricordi di alcuni anziani. Per esempio, grazie alla testimonianza orale di Gianfranco P., anziano di Reggio, sappiamo che il canale di Secchia era gestito dalla Parmigiana Moglia, anche se di proprietà comunale e che due fra i più importanti mestieri legati al fiume furono "il dugarolo" e "il guardiacanale". Il dugarolo era un dipendente comunale con il compito di distribuire l'acqua ai contadini, mentre il guardiacanale, dipendente della Parmigiana Moglia, aveva il compito di ripulire il fiume dai detriti. Un'altra curiosita è che in passato la chiavica era chiamata "rosta" quindi le attuali zone "Rosta Nuova" e "Rosta Vecchia" erano campi. Infine il Secchia, oltre a distribuire acqua sui terreni, disponeva di un rifugio militare, e le sue acque servivano anche per lavare i panni. Tuttavia, fino al XX secolo, gli utilizzi del canale di Secchia risultavano fondamentali per la città: i condotti raccoglievano gli scoli urbani e le piogge, evitando di trasformare Reggio in un acquitrino, e le sue acque, oltre che a lavare le piazze, venivano utilizzate per irrigare ed azionare i mulini. L'importanza del corso d'acqua è sottolineata anche dalle testimonianze storiche riguardo all'utilizzo: difatti spesso, con documenti pubblici , l'uso del bene comune era tutelato e vigilato, evitando così il prosciugamento o il cattivo utilizzo del canale. Molto interessante fu anche il tentativo di trasformarlo, nel XV secolo, in un naviglio, ovvero in un vero e proprio corso d'acqua navigabile ed in grado di condurre da Reggio al Po (e da qui al mare) o dal fiume alla città emiliana. Tuttavia, nonostante i vari interventi, non fu possibile rendere il Naviglio navigabile in ogni periodo dell'anno e durante tutto il suo percorso da Reggio al Po, anche a causa della scarsa portata dei corsi d'acqua.

Progetto Comenius - Liceo Classico-Scientifico "L.Ariosto- L.Spallanzani" - A.S. 2004/05