L'IMPORTANZA DELLA NAVIGAZIONE FLUVIALE
Il Po è un fiume imprevedibile ed è soggetto ancora oggi a processi evolutivi che incidono sul suo corso nella pianura: per questo è stato escluso dai principali assi della viabilità e dei traffici padani fin dalle origini. In sostanza è accaduto al Po il contrario di quanto è accaduto al Reno ed ad altri fiumi europei. Gli stessi Romani, tracciando la Via Emilia, si tennero ai limiti dell'alta pianura,sulle parti asciutte, mentre il resto rimaneva un vasto acquitrino,anche perchè essi, popolazione terragna, non avevano grande familiarità con le acque. In epoca romana la pianura venne suddivisa con la centuriazione, nella tarda antichità e nel Medioevo la natura riprese poi il sopravvento sull'intervento umano. Comunque l'uomo padano ebbe sempre paura delle alluvioni del fiume che bagnava la sua pianura, in quanto esse erano ricorrenti e disastrose. Fino al Mille circa regnava un grande disordine idraulico, perchè i torrenti e le risorgive s'impaludivano prima di raggiungere il Po. la pianura in autunno si trasformava in un gigantesco lago, in un acquitrino nella stagione estiva e solo dove il terreno era più alto sorgevano i villaggi: nelle cronache medioevali si parla di insulae, quali Luzzara, Suzzara e Guastalla. In questo periodo l'economia si basava soprattutto sulla caccia e sulle pesca, mentre l'agricoltura era poco praticata e, invece, era molto diffuso l'allevamento brado di maiali. Dopo l'anno Mille cominciarono le opere di bonifica a cura dei monaci. Il ruolo delle città era debole: l'organizzazione era ancora in mano alle forze della campagna, mentre l'urbanesimo padano nascerà a partire dal XII sec. nel '400 il territorio della pianura padana vide l'affermarsi di diverse organizzazioni politiche che si suddividevano il potere e le aree di influenza: Milano e Venezia, a cui affiancarono anche il ducato estense di Ferrara e quello gonzaghesco di Mnatova. L'aspirazione delle famiglie ricche e dominanti era quello di bonificare e rendere produttivi i tanti terreni paludosi, costruendo canali e argini. Il ruolo del Po continuò ad essere di scarso rilievo, anche per la politica di Venezia, che non riuscì mai ad annettersi i territori a sud del Po, in mano agli Estensi, e quindi non diede impulso al fiume, che non divenne quindi fattore di unificazione padana. Inoltre la mancanza di risorse minerarie non favorì lo sviluppo della navigazione, come invece avvenne in altri paesi europei, che conobbero un intenso traffico di chiatte e barconi addetti allo smistamento di materiali pesanti, difficilmente trasportabili su carri. La marginalità del Po come via di comunicazione privilegiata non deve far pensare tuttavia che la navigazione sul fiume non venisse utilizzata, anzi, come affermeranno i più celebri ingenieri idraulici che hanno operato nei ducati Estensi, Ludovico Bolognini (Bologna, 1739 - Parma, 1816) ed Elia Lombardini (Alsazia, 1794 - Milano, 1878) "le vie d'acqua" erano un elemento fondamentale per le comunicazioni quasi quanto le vie terrestri. Nel passato qualunque canale poteva essere usato quotidiamente per i brevi spostamenti di persone o merci, creando una sorta di autostrada, dell'epoca preindustriale. Tale tipo di trasporto fu molto favorito dalle caratteristiche fisiche del territorio, prima delle grandi opere di bonifica idraulica. Nel XIX secolo vennero definitivamente prosciugate le paludi della bassa pianura padana e modenese, quelle dell'oltrepo mantovano e del territorio di Bondeno di Ferrara, grazie all'intervento dei Consorzi di bonifica Bentivoglio,Parmigiana Moglia, Revere e Burana. La navigazione "ducale" (Darsena di Modena) terminò nel 1923, mentre nel 1935 la Darsena del Naviglio venne interrata, facendone sparire ogni traccia. Finiva per sempre l'uso della barca come strumento di spostamento nella navigazione delle acque interne, diffuso nella pianura reggiana e modenese, come in tutta la pianura padana con battelli e zattere. Sono poche, anche oggi, le persone che conoscono l'esistenza di vie d'acqua (soprattutto sul Po); esse si ritrovarono ad essere semi abbandonate e poco utilizzate, provocando un abuso dei trasporti stradali. Nonostante ciò, alcune idrovie (o canali navigabili, anticamente "navigli") come quella ferrarese, sono ancora utilizzate, specialmente per raggiungere il delta o il mare dai porti interni e viceversa.